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Il XX secolo ha chiuso il suo ciclo da cinque anni ed è ormai diventato oggetto di ricostruzione storica. Tanta è la ricchezza di esperienze maturate in questi cento anni, che è necessario evitare la dispersione di tutto ciò che mantiene viva la memoria di questo recente passato. Il ‘900 è stato un secolo di grandi mutamenti che hanno investito non solo le élites politiche, amministrative, economiche, ma anche le masse popolari, per la prima volta protagoniste della grande storia. E la storia delle masse è fatta anche di tante storie familiari e individuali. La documentazione riguardante questa grande ricchezza di esperienze è sterminata, ma di grande valore umano, etico, politico e sociale.
Questo vale anche in particolare per quei territori, come le Marche, in cui la popolazione è stata artefice di un vasto processo di ascesa verso il progresso economico, politico e civile. Non è affatto vero, infatti, come a volte si è sostenuto che la Marche siano state una regione marginale nella storia d’Italia e d’Europa. Tanti sono stati i segnali di una presenza forse non sempre appariscente, ma determinante nel comune progresso nazionale.
Ma cosa occorre fare oggi? Per conservare e valorizzare la memoria del ‘900 nelle Marche è prioritario evitare la dispersione della documentazione e quindi delle informazioni di carattere storico. Già tanto materiale è andato perduto, ma tanto è stato salvato o può essere ancora ritrovato e messo a disposizione per arricchire il patrimonio culturale di questa regione.
Ovviamente tutto ciò non può essere lasciato al dilettantismo di qualche appassionato collezionista, ma affidato a istituzioni preposte alla archiviazione e alla valorizzazione dei documenti. Si tratta infatti di censire i fondi, conservarli salvaguardandone l’integrità, catalogarli e, infine, valorizzarli nei modi più opportuni anche in funzione della ricerca storica.
L’Istituto regionale per la storia del movimento di liberazione nelle Marche, in tal senso, ha avuto e ha, tra i suoi compiti primari, quello di creare e di rendere fruibile il proprio patrimonio storico documentario, specializzato proprio sul novecento marchigiano. Ma si è assunto anche il compito più generale di valorizzare l’intera storia e memoria del secolo passato. Per questo si è fatto punto di riferimento anche per altri archivi storici e per le raccolte bibliografiche e documentarie del ‘900, a partire da quelli degli istituti associati di Pesaro, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno. A questi si sono recentemente aggiunti l’Istituto Gramsci delle Marche e la Fondazione Murri che ha sede ad Urbino.
E’ nata così una rete che intende non solo tutelare e promuovere il patrimonio già acquisito negli anni, ma anche divenire la prima base per un suo allargamento a nuovi soggetti che abbiano le stesse finalità. Sicuramente sono presenti nella regione ma sono dispersi e scollegati tra loro. Recuperarli e creare un unico centro di collegamento è indispensabile per valorizzare sempre di più la memoria delle Marche, base per comprenderne e svilupparne l’identità.

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