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CAMPI D’INTERNAMENTO NELLE

MARCHE

Il Ministero della Guerra e il Ministero dell’Interno istituirono in Italia e nelle Marche campi per i prigionieri di guerra, campi d’internamento per oppositori del regime e campi di concentramento per gli ebrei.
All’interno dei campi, però, la divisione dei prigionieri non era così netta. Un campo poteva ospitare sia prigionieri di guerra che oppositori del regime, oppure accogliere in un primo momento una determinata categoria e poi essere destinato a contenerne un’altra.
Nella provincia di Fermo furono istituiti i campi di Servigliano e di Monte Urano.
La provincia di Macerata contava il maggior numero di campi di internamento con Treia, Pollenza, Petriolo, Urbisaglia, Camerino e Sforzacosta.
Nella provincia di Ancona furono attivi i campi di Fabriano e di Sassoferrato.
Numerosi comuni sparsi su tutto il territorio marchigiano fornirono spazio all’internamento libero.
 
 

INTERNAMENTO LIBERO

Con “internamento libero”, le autorità fasciste intendevano l’isolamento e il soggiorno coatto in un comune stabilito in precedenza di coloro che, sottoposti a controllo e a limitazione della libertà personale, erano però ritenuti meno pericolosi rispetto ad altri oppositori del regime.
I podestà e i prefetti delle città marchigiane segnalarono al Ministero dell’Interno la possibilità di ospitare gli internati liberi, cedendo camere ed edifici dietro pagamento di un affitto. La presenza dei confinati veniva così ad incrementare le finanze dei comuni ospitanti.
Alcuni giorni dopo l’entrata in guerra dell’Italia, la Prefettura di Ancona segnalava al Ministero 21 comuni (con l’aggiunta in un momento successivo di Osimo) ai quali poter assegnare gli internati liberi, per una capacità complessiva di circa 500 posti. Vennero scelti luoghi lontani dal litorale e lontani dai luoghi di produzione industriale e in cui vi fosse presente una caserma dei carabinieri.



In provincia di Pesaro, la Prefettura aveva individuato 12 comuni, per un totale di circa 85 posti, privilegiando zone non molto vicine ad Urbino, dove si trovava un deposito di munizioni, e lontano dalla Flaminia, attraverso la quale passava di solito il Duce. Inoltre risultavano attivi come luoghi per l’internamento libero altri 8 comuni e la città di Pesaro, anche se non erano inseriti nelle liste ufficiali.



Nella provincia di Macerata furono 23 le località utilizzate, alle quali si aggiunge anche il capoluogo di provincia. La maggioranza degli internati erano ebrei italiani e prigionieri stranieri e la maggior preoccupazione per le autorità locali era quella di evitare che i confinati instaurassero rapporti di amicizia con la locale popolazione.



Nella zona dell’ascolano furono internati in prevalenza gli sfollati dalla Libia di origine anglo - maltese, ospitati nei vari comuni della provincia di Ascoli Piceno e di Fermo.


 

 

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