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LE BANDE PARTIGIANE

La Resistenza nelle Marche durò circa un anno. Dal settembre 1943 a fine agosto 1944. Iniziata con gli scontri del 12 settembre a Colle San Marco di Ascoli, si conclude nell'ottobre 1944 con la completa liberazione del Montefeltro  (Pesaro è liberata il 2 settembre 1944) e il blocco del fronte lungo la Linea Gotica

Le caratteristiche del territorio marchigiano, ricco di monti verso l'interno, di colline nel mezzo e di pianure che scendono verso il mare, condizionarono la nascita delle bande e la loro attività, che si svolse in gran parte sull'Appennino e sulle colline. Nella fascia costiera, per evidenti motivi di maggiore difficoltà (dove nascondersi, come operare) e minore sicurezza (presenza di fascisti e tedeschi, rischi di più facili rappresaglie), non operavano le bande, ma i Gap Gruppi di azione patriottica), che svolgevano prevalentemente azioni di sabotaggio e di recupero di armi e altro materiale utile per l'approvvigionamento delle bande operanti in montagna.  

La morfologia del territorio se da un lato rendeva favorevole lo stanziamento delle bande che vi si potevano nascondere, dall’altro non facilitava i loro collegamenti, gli spostamenti e la rapidità degli interventi.  Ciò comportò, in parte, l'isolamento di alcune singole bande e la difficoltà a intessere collegamenti stabili con i comitati di liberazione nazionali provinciali e cittadini.

Anche per i tedeschi e i fascisti non era impresa facile controllare un territorio così sparso e frammentato e a parte i casi in cui furono fatti sistematici e capillari rastrellamenti, concentrati soprattutto nella primavera del 1944, difficilmente i nazifascisti riuscirono ad arrivare in forze nelle zone controllate dai partigiani. Si trattava spesso di zone povere, di montagna, in cui avevano difficoltà di sostentamento gli stessi abitanti. La presenza di gruppi partigiani non faceva che aumentare le difficoltà di sopravvivenza degli stessi abitanti che nella maggior parte dei casi finirono per fare scelte coraggiose, a volte estreme, aderendo con passione e sacrificio alla lotta antifascista.

Le direttrici lungo le quali vi furono i maggiori conflitti con i tedeschi e i fascisti, per ostacolare e bloccare il passaggio dei loro mezzi e dei materiali, erano tre e coincidevano con le direzioni delle principali vie di comunicazione che dal mare portavano verso l’interno.

Da sud verso nord:
1. la prima direzione segue la statale 77 che dalla costa (Civitanova) attraverso Macerata, Tolentino, Caldarola, Serrapetrona, Muccia, Camerino, Serravalle giunge fino a Colfiorito e Foligno, in Umbria. Fu la zona della regione in cui nacque e operò il maggior numero delle bande partigiane.
2. la seconda segue la  statale 76 che dalla costa all’altezza di Falconara, Jesi, attraverso la Gola della Rossa, Sassoferrato, Fabriano giunge a Fossato di Vico, in Umbria.
3. la terza segue la statale 3 che attraverso le Alpi della Luna giunge in Toscana, e attraverso il Montefeltro giunge in Romagna e attraverso Cagli e Cantiano arriva a Gubbio e Umbertide, in Umbria. Erano le direzioni su cui si muovevano le forze tedesche. 

Le bande erano di composizione e matrici politiche diverse. Se nel nord della regione prevalevano le bande di ispirazione comunista, per la presenza di un antifascismo più forte e politicizzato, fatto anche di lotte sociali, che portò brigata Garibaldi Pesaro alla costituzione della Brigata Garibaldi Pesaro, con una tendenza comunista ampiamente condivisa, nel resto della regione non c'era un  retroterra così radicato. Per esempio le bande organizzate da ex militari diffuse soprattutto nel centro e nel sud della regione, anche se non si dichiaravano apertamente badogliane e monarchiche, tuttavia non condividevano la presenza del commissario politico e ciò talvolta fu motivo di contrasti. I rapporti tra i militari di carriera e i militanti comunisti furono spesso difficili. Oltre alle divergenze ideologiche vi erano anche contrasti sul modo di intendere la guerra partigiana. Un altro elemento caratterizzante, legato alle modalità con cui nasce la resistenza in questa regione, è la cronica carenza di armi, munizioni, mezzi di trasporto e altro, solo in parte compensata dai lanci degli alleati. Infatti molto frequenti furono le azioni contro le caserme dei carabinieri per riuscire a recuperare armi, ma anche vestiario e tutto ciò che poteva essere utile alla permanenza in montagna bel gelido inverno del 1944.    

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