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La storia dell'emigrazione italiana tra vecchie e nuove fonti

(a cura di Chiara Donati)

 

La prima lezione è stata tenuta dal prof. Amoreno Martellini, dell’Università di Urbino, il quale ha affrontato la storia dell’emigrazione da diversi punti di vista: la storiografia, le fonti, la manualistica e i luoghi comuni da sfatare.
 

1.La storiografia sul tema è piuttosto recente. Per lungo tempo infatti le indagini sono state affrontate soprattutto da demografi, statisti ed economisti, che hanno analizzato la storia dell’emigrazione esclusivamente da un punto di vista economico, quantitativo e come storia dell’esilio.
Il cambiamento è avvenuto in un duplice momento: il primo salto di qualità c’è stato tra la fine degli anni ’70 e i primi anni ’80, il secondo è avvenuto nella seconda metà degli anni ’90. Nel primo caso si è verificato per la coincidenza di due situazioni: da un lato la storiografia italiana nel suo complesso stava subendo l’influenza della scuola francese degli “Annales”, dall’altro negli anni appena precedenti si era diffusa a livello nazionale una rivalutazione delle culture popolari. Questi fenomeni si sono riflettuti nell’ambito storiografico ampliando le prospettive di lettura del fenomeno migratorio e privilegiando come fonte di ricerca la scrittura popolare con i suoi epistolari, i suoi diari, le sue lettere, etc… Tutto ciò ha fatto della storia dell’emigrazione un tema di ricerca estremamente coinvolgente.


Nel secondo caso il salto di qualità ha coinciso con la scoperta da parte dell’Italia, nel contesto della vicina guerra di Jugoslavia, di essere anch’essa terra di migrazione. In realtà, la nostra nazione ha invertito la tendenza da paese di emigrazione in paese di immigrazione molto prima, tra il 1973 e il 1976. Ciò nonostante ci sono voluti circa venti anni per metabolizzare la sua nuova veste. Dal punto di vista storiografico, questa nuova consapevolezza ha comportato la tendenza ad associare il discorso storico sull’emigrazione con le migrazioni attuali nel territorio nazionale: sulla scia del presente si ricorda il passato, con tutti i rischi che ciò può presentare.
Tra gli anni ‘90 e gli anni ‘00 è nata una vastissima produzione di libri, film e canzoni intorno alla storia dell’emigrazione italiana, secondo quell’”uso pubblico della storia” che si è andato affermando nella nostra contemporaneità. Anchor man televisivi, politici, figure con competenze di varia natura, fuorché storici hanno cominciato a parlare di migrazione nei più svariati contesti e programmi tv, seguendo una comunicazione tutt’altro che complessa e stratificata, quale quella che necessita un tema del genere. Della storia dell’emigrazione si è appropriato l’intero quadro politico, dalla destra alla sinistra, dando vita anche a una memoria divisa.
La riflessione storiografica attuale sull’emigrazione italiana ruota proprio intorno all’uso pubblico che se ne è fatto in questi ultimi anni e, in secondo luogo, all’esistenza o meno di cambiamenti nell’opinione pubblica. Al momento si è giunti alla conclusione che sebbene l’onda emotiva dell’uso pubblico della storia non sia ancora esaurita, ci sia però maggiore consapevolezza di due aspetti: le soluzioni xenofobe, adottate inizialmente a livello istituzionale e contrarie all’etica internazionale, sono sbagliate; in secondo luogo, ridurre la questione all’associazione tra il nostro passato migratorio e le attuali migrazioni è insensato e irragionevole: le nuove migrazioni portano con sé problemi da risolvere e situazioni nuove da elaborare e organizzare.
 


2.
Le fonti sulla storia dell’emigrazione sono cambiate nel tempo in modo parallelo all’evoluzione storiografica del tema. Alla fine degli anni ’70 sono state “abbandonate” negli archivi le fonti statistiche ed economiche per abbracciare un nuovo tipo di fonti, rimaste chiuse fino ad allora nei bauli delle case: i diari, le memorie, le auto narrazioni, gli scambi epistolari, etc.. Il loro utilizzo, ma ancor prima la loro esistenza, ha scardinato uno dei tanti luoghi comuni esistenti intorno alla storia nazionale dell’emigrazione, cioè che si trattasse di una storia di analfabeti. Al contrario, non fu sempre così. In ogni modo questo nuovo tipo di fonte è divenuto da allora centrale nella ricerca storiografica, in quanto ha permesso un diverso livello di comunicazione: rispetto ai testi storiografici, le scritture popolari presentano maggiore fascino e leggibilità, coinvolgono di più il lettore.

3.La storia dell’emigrazione è storia piuttosto recente anche per i manuali scolastici. Fino agli anni ’90, è stato molto difficile trovarla in qualche testo e laddove le veniva riservato un posticino, il più delle volte si trattava di un elenco di cliché e banalità. Oggi è invece visibile un cambiamento: lo spazio dedicatogli non è ancora rilevante ma è al contrario divenuto difficile non trovarla. Inoltre si sta seguendo un approccio nuovo, anch’esso di riflesso a quanto accaduto nella storiografia e nell’attualità: sono entrati nei manuali scolastici testi di canzoni, lettere e pagine di diari. La storia dell’emigrazione è diventata un paradigma pedagogico con cui lo Stato educa i suoi giovani cittadini.

4.La storia dell’emigrazione è contraddistinta da svariati luoghi comuni, tra cui quello del migrante analfabeta – di cui abbiamo riferito sopra -, della terra promessa o del migrante povero.
Quando la migrazione ha origine alla fine dell’800 si trattava di un fenomeno di massa, in cui i racconti, la propaganda e la pubblicità avevano grande influenza: stordivano, confondevano e convincevano le persone a partire, pensando di lasciarsi alle spalle le difficoltà della crisi economica. Solo in questa prima fase è esistita, in parte, l’idea di un’America mitica. Ma già vent’anni dopo quest’idea non c’era più, come si può notare dalle locandine pubblicitarie dei primi anni del ‘900. Se fino al 1901 l’agente di migrazione o rappresentante di vettore aveva avuto un ruolo fondamentale nel convincere le persone a partire per l’America, anche creando quest’aurea leggendaria, in seguito doveva invece persuadere chi era già convinto a partire, a farlo con la sua compagnia, a scegliere il suo prodotto. La consapevolezza geografica e materiale dei migranti si era fatta ormai molto alta, addirittura maggiore di quella dei rappresentanti di vettore o dei funzionari della Questura.
Rispetto allo status economico dei migranti, bisogna tenere presente che il biglietto di navigazione costava parecchio, di conseguenza vi potevano accedere persone non poverissime, almeno di un gradino superiore. Tra i tanti partirono nobili decaduti, artisti, intellettuali e professori.

 

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